Birmania al secolo Myanmar

Mappa di: Myanmar

La Birmania, al secolo Myanmar, è una terra che vede la sua popolazione frammentata in molti gruppi etnici, la maggioranza , circa il 69%, è birmana e il resto è suddiviso in molte minoranze ,che sin dall’indipendenza sono state coinvolte in diversi conflitti armati con il governo centrale.

Una nota di dolore viene aggiunta a quella già esistenze se si parla del gruppo dei  Rohingya, di religione musulmana, vittime di persecuzione e privazione della cittadinanza.

Nonostante  il paese stia registrando uno sviluppo economico in tutti i settori, resta uno dei paesi più poveri e meno sviluppati del pianeta.

LA CONDIZIONE DELLA DONNA IN MYANMAR

Dove c’è povertà si manifestano fenomeni come prostituzione, schiavismo e altre atrocità che la fame porta con se. Non è una giustificazione, ma un dato di fatto.

L’icona Aung San Suu Kyi non deve ingannare: se il Nobel per la pace è il simbolo del nuovo Myanmar, la condizione femminile è tutta un’altra storia e le donne restano invisibili e discriminate in una società maschilista.

Con limiti e barriere culturali incomprensibili a occhi occidentali. Le giornaliste, tanto per fare un esempio, non possono scattare foto o girare video di una folla, riprendendola dall’alto, perché in quanto donne non è loro concesso di stare “sopra” i maschi. La stessa San Suu Kyi ha potuto fare molto di quel che ha fatto perché figlia del venerato generale Aung.

La vita di una donna birmana raccontata da un’attivista.

«Fin da bambina dicevo a mia madre che avrei voluto essere un maschio. Mi hanno permesso di giocare con i bambini fino alla scuola media poi più nulla, da lì in poi dovevo vivere come una brava ragazza»

Ei Thandar Myint è un’attivista per i diritti delle donne nel suo paese d’origine, la Birmania, e ha deciso per la prima volta di raccontare come è la vita per le ragazze e le donne in Myanmar.

«Mia madre ha cominciato a insegnarmi quello che le brave ragazze devono fare, come devono comportarsi e non ho più visto i miei amici maschi a meno che non ci fossero femmine nel gruppo. Ho chiesto perché e mi è stato detto che le brave ragazze non stanno con i maschi e devono fare cose da donne. Io le lo imparate, ho seguito tutte le tradizioni, per non essere diversa dalle altre»

1Pizzimenti ,2016

L’attivista racconta che la legge e la cultura locale impongono molte differenze tra maschio e femmina come:

  • Entrare a medicina: nel Myanmar se sei maschio “Basta” raggiungere il punteggio di 460, se non lo sei bisogna arrivare a 500. Non solo, molte ragazze abbandonano la scuola perché viene insegnato loro che non serve. Le stesse una volta sposate per loro è quasi automatico abbandonare il lavoro perdendo, purtroppo così, anche un minimo potere economico.
  • Il divorzio è una colpa e un costo che non possono sostenere.
  • Bisogna piacere a un uomo ed essere una brava ragazza per lui, quindi arrivare vergine al matrimonio. Avere più di un fidanzato già porta alla definizione di prostituta, mentre i maschi sono ammirati se hanno più di una relazione. I matrimoni combinati sono la normalità.
  • L’accesso ad alcuni siti religiosi è separato tra uomini e donne
  • vestiti femminili vanno sempre stesi per asciugare sotto quelli degli uomini
  • Si dice alle donne che se sono nate femmine in questa vita è perché hanno fatto qualcosa di male nella vita precedente . 
  • Nei templi ci sono luoghi vietati alle donne
  • La violenza sessuale esiste in città e nelle campagne. Le vittime sono spesso appartenenti alle minoranze etniche, ma sono anche i soldati a rendersi autori di questi crimini. È sempre la donna la colpevole per aver attirato gli uomini.

Il raggiro delle donne vendute.

Sono le donne più vicine ai trafficanti i bersagli più colpiti di questo fenomeno.

Convinte ad attraversare la frontiera con la garanzia di un lavoro sicuro, arrivano in Cina la terra che ai loro occhi ha sempre bisogno di manodopera e dove anche il lavoro in nero è meglio pagato. Le vittime si ritroveranno poi vendute come spose. O peggio.

I trafficanti guadagnano tra i tremila e i tredicimila dollari a ragazza, consegnano le donne alle famiglie che le hanno comprate. Capita così che a volte alcune vengano rinchiuse in una stanza e violentate, altre sottoposte a trattamenti per la fertilità per assicurare la discendenza e una volta partorito la progenie saranno abbandonate nelle campagne cinesi.

Non c’è pace nemmeno per chi riesce a tornare a casa propria a causa di una cultura retrograda che le vede colpevoli anziché vittime.

Sempre secondo Human Rights Watch, ciò che spinge le famiglie cinesi ad alimentare un traffico del genere è un problema legato alla politica del figlio unico adottata in oltre confine , ovvero dalla Cina, avvenuto tra il ’79 e il 2015.

Poichè la tradizione vuole che i maschi rimangano in casa con i genitori, mentre le femmine vadano a vivere con la famiglia del marito, le coppie hanno voluto assicurarsi una discendenza maschile.

Si stima che oggi in Cina ci siano circa 30/40 milioni uomini in più delle donne. Ecco perché alcuni sarebbero disposti ad acquistare una schiava sposa in Myanmar.

Le Proteste e gli omicidi insensati.

Le donne uccise dalle forze armate.

E’ accaduto il 24 Marzo scorso, quando più di 600 persone arrestate dalle forze di sicurezza, dopo il colpo di Stato militare del 1 febbraio, sono state rilasciate a renderlo noto sono delle fonti carcerarie.

“Abbiamo rilasciato 360 uomini e 268 donne dalla prigione di Insein a Yangon” (ex Rangoon), ha detto un funzionario del penitenziario.

Sono oltre 2.800 le persone arrestate dal golpe che ha rovesciato Aung San Suu Kyi, secondo l’Associazione per l’assistenza ai prigionieri politici.

Le Donne in Myanmar, le maggiori vittime.

Le donne birmane stanno avendo un ruolo da protagonista nei cortei contro il colpo di stato dell’esercito lo si capisce leggendo i tragici bollettini giornalieri che arrivano dalla capitale economica Rangoon.

In molte hanno perso la vita a causa della repressione violenta delle proteste da parte dei militari, la cui furia non ha risparmiato nemmeno i minori.

  • E’ il caso Una bambina di sette anni che è stata uccisa dalle forze di sicurezza a Mandalay. Il quotidiano locale Myanmar Now ha descritto che i militari hanno facendo irruzione nella casa, nel quartiere periferico di Chan Mya Thazi, hanno sparato contro suo padre, colpendo invece la bambina che si trovava in braccio all’uomo.

La piccola, si chiamava Khin Myo Chit ed è la più giovane vittima della repressione dei militari.

  • Gli uomini del Tatmadaw, l’esercito birmano, hanno ucciso Thinzar Hein, un’infermiera ventunenne a Monywa, nella regione di Sagaing. La giovane ragazza è stata centrata alla testa mentre stava portando soccorso ai feriti. 
  • A Yangon una donna incinta viene uccisa assieme ad un altro morto e numerosi feriti. La vittima era un’insegnante che manifestava ed è stata colpita da un proiettile dei militari.
  • Suor Ann Rose Nu Tawng che  In ginocchio di fronte ai militari birmani nel Nord del paese prega le milizie di risparmiare “i ragazzi” e si offre al loro posto.

“Mi hanno detto ‘Vattene’, io mi sono messa in ginocchio, e anche i ragazzi hanno fatto lo stesso. Ho detto che non potevo andarmene, non potevo andarmene finché anche loro non venivano rilasciati. Li ho pregati di non sparare ai ragazzini”.

La Cultura e la Vita delle Donne in Myanmar

L’incredibile vita delle donne giraffa del Myanmar:

“Donne giraffa”, questo è il nome che viene dato alle donne dell’etnia birmana dei Kayan, chiamata anche Padaung, che vivono tra Myanmar e la Thailandia, famose per il gran numero di anelli in ottone che portano al collo.

Ogni anello portato al collo arriva a pesare anche dieci chili. Questi deformano il corpo visto che non è il collo ad allungarsi bensì le spalle, che si abbassano, le clavicole scendono e tutto il torace subisce una compressione che in alcuni casi può portare a seri disturbi e anche alla morte.

La leggenda racconta di spiriti malvagi che aizzarono contro le donne di questo popolo tigri feroci per punirle di colpe di cui più nessuno ha memoria, i grossi anelli d’oro al loro collo, ai polsi e alle caviglie dovevano proteggerle dagli attacchi mortali

2 jenny Jenny –

Il tutto arriva al triste epilogo dei giorni nostri dove tutto ciò che abbiamo raccontato è arrivato a diventare esclusivamente un’attrattiva turistica.

Pare che dove vivono ora non siano libere ma trattate come  attrazioni turistiche, come animali allo zoo; obbligate dal governo a vivere come fenomeni da baraccone a sorridere a chiunque facendosi riprendere e fotografare come scimmie in una gabbia.

Una comunità di circa 7000 persone, una popolazione di rifugiate senza diritti che sono costrette a vendere oggetti che realizzano artigianalmente in ore e ore di lavoro forzato senza avere la libertà di potersi integrare nella società.

Le Donne Chin

Panpaung è un villaggio Chin, uno dei primi lungo la rotta determinata da fiume Laymyo. I Chin sono un popolo tibeto-birmano, originario della Cina che oggi vive nell’area di confine tra Myanmar, India e Bangladesh. Diverse tribù compongono la popolazione, prevalentemente cristiana in seguito alla colonizzazione inglese.

Ciò che ha reso le donne di Chin famose è un’antica tradizione, che ha dell’assurdo.

Le donne Chin erano note in tutto il territorio per la loro ammaliante bellezza. I Re dell’epoca decisero quindi che era cosa buona e giusta rapirle per renderle concubine ogni qual volta volessero farlo. Così, per ovviare all’angheria e proteggere le donne che con dispiacere lasciavano la terra di origine, prese avvio la pratica del tatuaggio facciale.

3Chiara Sgreccia E Alessandro Cinque
25/01/2019

Pratica davvero dolorosa visto che i tatuaggi venivano realizzati sui volti delle bambine di circa 11 -15 anni , per fare ciò venivano utilizzate spine di piante selvatiche e nel caso in cui i segni sul viso non fossero abbastanza marcati questo rituale doveva ripetersi ancora ed ancora.

Ogni tribù aveva i suoi segni di appartenenza riconoscibili.

Fortunatamente negli anni Sessanta del Novecento il governo Birmano proibì l’esecuzione del tatuaggio facciale.

Grazie alla collaborazione di Marco Vendittelli (che vi suggeriamo di seguire su Instagram e su Facebook), un travel blogger che si occupa di minoranze etniche possiamo portarvi testimonianze delle ultime donne che portano sul viso questo marchio.

1 Pizzimenti, C., 2016. Myanmar, dove i vestiti delle donne si stendono sempre sotto quelli degli uomini – VanityFair.it. [online] VanityFair.it. Disponibile su: https://www.vanityfair.it/news/storie/16/10/23/diritti-donne-myanmar [Accesso effettuato 14 April 2021].

2 jenny Jenny -28 Aprile 2014 Myanmar: le donne giraffa, leggenda di seduzione o schiave turistiche? https://www.kontrokultura.it/1857/myanmar-donne-giraffa-vita-durissima/ [Accesso effettuato 14 April 2021].

3 Chiara Sgreccia E Alessandro Cinque2019 Le Donne Chin e quel tatuaggio facciale ultimo retaggio di una bellezza che non esiste più -https://www.marieclaire.com/it/bellezza/make-up/a26034253/tatuaggio-faccia-donne-chin/ [Accesso effettuato 14 April 2021].

Questo articolo ha 4 commenti.

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